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Fra Saverio Cappuccino
Annali della Fulgentissima Città di Naro
E' signora la nostra Naro di un vasto, ed amenissimo
Territorio, che al di fuori la rende pregevole... oggi ridotto
settemila salme di Terre, giacché nell'anno 1552 le fu
smembrato per privileggio particolare, come da noi si
dirà negli Annali. il feudo col suo Castello di Cannicattì;
poscia per concessione della Città fu dalla medesin1a, previo
il prezzo d'onze 100 venduto il Mero, e Misto Impero sopra
i feudi di Camastra colla sua Terra...
1) Virdilio, e Pietra della Guardia, e per conseguenza
tutti questi feudi furono smembrati dalla giurisdizione di
questa Città, in quel tempo il Territorio era composto di 9
mila, e duecento salme di terre col Marchesato della Delia;
ma al presente, come dissi, è sette mila salme, consistente in
cinquantacinque feudi, e quaranta tenute... Incomincio dal
feudo chiamato di Cignana, Petrasi e Vittichè, Che al
presente lo possiede il venerabile ::\1onistero di Palma, che
giunge al numero di salme 136...
2) il feudo della Grazia, posseduto dal Barone Adamo
di Cannicattì, detto così per una statua di Maria SS. Entro
una Chiesa antica... con vestigi di Convento rovinato salme 106...
3) Il feudo delli Turrazzi di Casa Gaetani salmc 24.
4) feudo delli Grutticelli della venerabile Colleggiata...
5) La tenuta di Galici del venerabile Convento di S.
Domenico di Cannicattì salme 3. Il
feudo del Pidocchio di
Casa Lucchesi di Palermo salme 100.
Il feudo delli Gulfi di
Casa Trabia-Geraci salme 100. Il feudo di Gaetano
posseduto da D. Gaetano Lomia di Cannicatti salme 28.
il feudo del1a Mendola de1 venerahi1e Convento di
S.Agostino salme 59... La tenuta della Rocca della Mendola
del Monistero dell'Annunziata.............
6) Il feudo di Gaetano di Adamo di Cannicattì salme
13... La tenuta di Caetano del Convento di S. Domenico
salme 12. IL feudo di Giacchetto del Monistero del SS.
Salvatore salme 69. La tenuta di Santa Lucia salme 8...
Il
feudo della Grazia, Crafazza, e
tre Bastoni di casa Lucchesi
salme 150. Il feudo di
S. Nicolò di casa Gaetani salme 3
7) del Barone Adalno di Cannicattì salme 80. La tenuta del Monte
parimente di Adamo salme 15...IL
feudo dell'Albiata del Colleggio abolito salme 106.
Il feudo della Dammisa di Adamo salme 166. Il feudo di
Garhuscia del Sig. D. Marco di Cannicattì salme
136. Il Figotto di Arcadini di Cannicattì salme 160.
il feudo di Coscio del venerabile Monistero del
Salvadore salme 50...
8) Entro questo territorio erano
alla Città soggetti il
Castello di Cannicattì,Camastra, e
quel Castello chiamato
S. Maria di Canichio...
9) Lascio su questo assunto di far vedere, come ne' tempi
trasendati la mia Naro era quasi
una Capitale delle tante
Terre e Casa1i Barona1i, e delle
circonvicine, quando il
Barone di Cannicattì, e di
Ravanusa nelle:
Famiglie de'
Palmeri, de' Crescenzi, de'
Lucchesi e Bonanni; quando il
Duca di Camastra nella Prosapia
de' Palagonia, e de'
Lucchesi, e di Lanza; quando il
Barone del Sumatino nella
discendenza del Porto, de'
Lucchesi, e di Lanza; quando il
Marchese della Delia nelle
Famiglie degli Ortolani, e de'
Lucchesi; quando il Barone di
Campobello nella
generazione della Matina……………..
10) il Marchese della terra di
Lucca [nel territorio di
Bivona] in altro ramo de' Signori
Lucchesi oggi Filingeri, e
la stessa Contea di Modica con
altri privilegi nella stirpe ed
in particolare nella persona di
Giovanni Chiaramonte in
tenpi più alti facevano nella mia
stessa Città gloriosa
dimora, maneggiando e governando
dalla medesima
l'accennato di loro Baronie e
Vassallaggi.
IL FIUME NARO
11) L'origine di questo fiume (N aro, 11.dr.)
viene dalle
due copiose fonti Gulfi, e Cubaza, che unite con
quella di
Calmicattì... nel suo corso
si va agumentando per
l'imboccatura di altri perenni fonti, dal che
vedendo i nostri,
e quelli di Cannicattì la sufficienza delle sue
acque ci
hanno fabbricato nella sua rivera
interpellatamente
MOLINI
12) quindeci Molini, quasi un miglio più, o meno
distanti
l'uno dall'altro, nei quali si tritola il grano.
e altro
genere per commodo del publico; li nomi de' quali
sono li
seguenti: l. :Molino rosso, 2. Cannarozzo, 3.
Molincello, 4 nuovo, 5
vecchio, 6 dello stretto di
Cannicattì, 7 dello stretto
di Naro...
RIFERIMENTI STORICI SU NARO
1) Nell'Archivio di questo antichissimo Convento di S.
Agostino, trovo in un Manuscritto anonimo espressata
questa sentenza. e leggo, che coloro i quali acquistarono il
Castello di Mozio furono gli Acragantini, cioè l'abitatori
della Regione Acragantina, chiamata da Diodoro, e non gli
Agrigentini abitatori della Città di Girgenti, e perciò
conchiude che:
Agrigenti, et Motys Populi, qui nunc
Narenses, omnes utique ex Regione comuni
Acragantini dicebantur. Il P.. Massa riferisce. con sentimenti di
approvazione la sentenza del P. Salvatore Cappuccino in
questi termini.: “il P. Carlo Piazza nella Vita del Servo di
Dio
P. Gaspare Paraninfo Naritano mette per molto probabile la
stessa opinione in questi sentimenti" è molto probabile, lui
scrive. giusta l'antichissime, ed autentiche notizie, esser
ella
la Città di Naro
Fra Salvatore da Naro
risorta qual
Fenice tra le Città dalle ceneri della
tanto celebre Mozya fabricata da
Entimo, ed Antifemo,
raccordata dagli storici in questo lato dell'Isola, stata prima
abitazione di una colonia di Geloi, poscia pelle guerre
destrutta, e finalmente redificata nel medesimo sito in
questa: che chiamiamo Naro" . Così l'ascrivono il P.
Attardi col eruditissimo Marchese di Villabianca e tanto per
tutti registrò il P. D. Vito Amico in quelle parole "et
Motyum nonnulli. e
nell'una e nell'altra sentenza del
Erbesso e del Mozio sl conosce la mia Patria essere stata
una Città Sicana da' primi abitatori…….fondata fino
al governo de' Sicoli, e Fenici abitata.
2)silegge Geografia di Stradone autore di
sommo credito, che nel continente dal Lilibeo al Pachino i
jonj pur vi giunsero, e vi edificarono un
Agrigento Jonico
esistente in piedi a' suoi giorni non ostante il guasto dato
da' Cartaginesi a tutta la spiaggia meridionale dal Lilibeo sino
al Pachino... sulla scorta di questo stimatissimo
Geografo Mario Negro
descrisse pure nel trattato istesso
Agrigeto Jonico, con più distinsione fe vederlo
meditrraneo e jonio sopra un alto Monte situato, prima
detto Acragas... questo Agrigento
jonico fu nel sito, ove
oggi sorge la Città di Naro
abitata dai Geloi otto anni dopo
edificata Gela.
Cosicché non solamente ammette per vero
l'Agrigento jonico di Strabone, ma lo vuole nell'abitazione
da' moderni chiamata Naro...Una tale opinione tirò dietro a sé
un buon numerodi scribenti dopo il citato Mario Negro.
Così si legge, averscritto il P. Salvadore di Naro Cappuccino
nella sua Selva i questa Città, volendo che il solo Castello in
cima della stessa si fosse chiamato Motyo in tempo
de' Sicoli, ma la città Acragas o
Acragande;
a cui fu aggiunto il nome di
jonico
per distinguersi dal Agrigent.o Dorico;il quale
nome,dice, esserle durato sino al tempo di Finzia Tiranno
il quale volle che non più Agrigento, ma che Mozio come il
Castello si fosse chiamata Inico
…….Stavano
in questo medesimo anno nel Castello di
Cannicattì situato dentro il Territorio di questa Città, ed
in quello di Ravanusa sull'oggi fèudo di Gibbesi, finanza
di questa medesima Città, presidiati i Saraceni sotto del
comando del Barone Merciabile
Mulè Saraceno, che
lo possedeva: L'acquisto fatto dal
Conte Rugiero di Ravanusa si legge nel Malaterra nel
luogo addotto fra le undeci abitazioni prese dal potere
de' Saraceni in questo steso anno di Cristo, ma quello di
Cannicattì si conosce solo dalla concessione fatta dal
medesimo Conte a Salvadore Palmeri di Naro sotto
l'anno 1086. nel quale fa donazione il liberale Conte al
Palmeri de' Castelli, e delle Fortificazioni, che possedeva
il sopracitato Barone Mulè, ucciso in singolare certamine
dallo stesso valoroso Salvador Palmeri.
Anno 1465 - La nostra Fulgentissima ebbe l'onore
di essere governata dalli seguenti personagi:
Governadore di essa Giovanni Andrea Crescenzi
PalmeriBarone di Cannicattì, eRavanusa, Capitano
d'armi D.FrancescoBnanni Barone di
Rafforosso...
Anno 1466 - Governadore D. Calogero Bonann,
Capit.d'Armi Federico La GruaCapit. di giustizia Giacomo
Giurato, Magnifici Giurati Ippolito Lucchese, D. Francesco
l'Andolina, D. Fulco Palmeri, e D. Mariano Migliaccio.
1615 - Posta la nostra Città nel luogo 18 del
braccio Demaniale - è capo di comarca mediterranea, e
come tale chiude a se le terre di Castrofilippo, Favara,
Camastra, Cannicattì, Delia, Campo bello - è capo di
Compagnia di Cavallaria e di Fanteria. come largamente si
disse.
Anno 1689 A seguito ………………..
la morte della Regina Luigia di Orleans sopragiunta a 20 di
febraio nel bel fiore della sua gioventù operassi un particolare,
ma poderoso disturbo nella nostra Città per una
sollevazione di Popolo contro gli Officiali succeduta nello
stesso giorno de' 20 febrajo di questo medesimo anno, in cui
la Regina Maria-Aloisa terminò la sua vita; ed ecco
distintamente la notizia.
Gl'introiti del Patrimonio di questa Università
quantunque vi furono imposizioni di numerose e pesanti
Gabelle. Non uguagliavano il peso dei Donativi
Soggiogazioni , ed espignorazinoni che pagar dovea ogni
anno la nostra Università, e perciò si chiedevano dal Magistrato
leoportune providenze dal Governo, senza profitto. [Un
deputato del Tribunale del R. P. impose di suo arbitrio una
nuova tassa testatica
"senza intervento di Ufficiale alcuno della Città, ma
di privata sua podestà; come in effetti sotto li 19 Febraro,
moltissime persone furono intimate a pagare... e la mattina
processione conclusiva della domenica per le vie della città
con la statua della :Mad.na del Rosario della chiesa di
San Domenico, è emblematico quel che si legge
sull'anticlericale agrigentino La Fenicedel 10 ottobre
1897: "Canicattì, a dire il vero non ricorda mai una sì
imponentissima processione, scommetto nessuna anima,
tranne gli ammalati, rimase in casa quel giorno festivo.
Chiunque si fosse trovato nel corso principale, nel momento
della processione.
pella imposta tassa testatica colle violenze del
Delegato, e pella creduta deternunazione della odiata
gabella della macina. il Popolo si mise a rumore contro
gli Ufficiali, Precettorc, c molti Nobili della Città nel dì 20 di
Febraro sudetto, giorno di Domenica sulle ore 16. Uno
stuolo de numeroso, e basso popolo sdegnato pella tassa
fàtta del Precettore, portossi in massa nella casa di
abitazione di D.Diego... tamburo de publici bandi della
Città, e di Nicolò Mila tromba della stessa Università, e
presosi il tamburo e la tromba girava suonando a raccolta
tutte le strade della Città, in qual maniera giunse fin dentro
il Real Castello, e cominciò a suonare a radunata la
campana del orologio solita suonarsi nelle publiche
funzioni,.. maggior numero di plebaglia a
questi rumori, e maggiormente quelle persone, ch'erano
state intimate al pagamento della tassa, e tumultuosamente
andavano gridando contro gli Ufficiali, e molti nobili del
Paese... gli Ufficiali, e i nobili minacciati r corsero
arefugiarsi e salvarsi entro a nostre Chiese, e Conventi per
guardarsi la vita. Intanto però i tumultuanti assalirono la
Casa di D. Guglielmo Lucchese, Duca di Castelmonte, ove
sebene non poterono passare, pure al attaccarono di fuori con
sassi qualche danno, particolarmente in tutte le vetrate.
Poscia assalirono la casa dell’ospedale, ove
avevano cognizione, che ritrovavansi alcuni degli Ufficiali,
nulla.trovarono un Giurato, D.Modesto Pispico, il quale
con preghiere, e promesse, specialmente col giuramento di
lacerare il libro della tassa, dopo molti urti, e violenze
scampò la vita. A sono di tromba e tamburo andavano
la sconvolta ciurma, li spet. Sign. Girolamo
Argirò-Caizza con Benedetto Palmeri ed Giurati,
ma non furono trovati, perché si erano certamente nascosti entro
il Convento del Carmine, in unione di D. Ignaziio Contarini
capitano giust. del Dot Giuseppe Schifano giudice
criminale. Fu poscia sin dentro la propria casa assalito D.
Placido Gentile, il quale fu malamente sollevato con
violenze e con urti. A questa seguì l'ultima, e lugubre scena
della descritta sedizione, conchiusa colla morte del
Precettore, il quale assalito da una plebe
sollevata al numero di tre mile persone all'incirca,
in fm di femine, e di ragazzi annati di bastoni, di spade, ed
altri stromenti offensivi, fuggì a rinserrarsi entro la Chiesa
di S: Biagio, fuori le mura di questa Città, ma la furia del
Popolo sforzò la parta e ardi con ripetute ferite e bastonate
offendere il medesimo Regio Precettore, a cui avria lasciato
esangue, senza vita il sollevato, e basso Popolo, se spinti dal
rumore, e dal tumulto non avessero accorso colla di loro
autorità in quella Chiesa il P. Reg. Milazzo,
Guardiano, uomo alla Città benemerito di questo Convento
di S. Francesco, il P. Eliseo Dionisi, Priore del Convento
del Carmine, da questo publico ancor benvisto, e il .P. Salvadore
da Naro cappuccino Autore della Selva da noi
citato (da lui lasciata in frantumi, ed in pezzi disciolti, e
scatenati).
Nel frattempo in tutte le Chiese Sacramentali della Città
fu esposto il Divinissimo... e dopo processionelmente
dalla Chiesa 1vladre, incontro ai violenti fu condotto il SS.
Sacramento, e con tali efficaci maniere... (si placò) affatto la
Tumulazione principiata… senz’alcuna disgrazia di omicidi
e di rovine di case, e di mobili: il solo Regio
Precettore … dopo tre giorni fini di vivere
cristianamente, e con segni di sua eterna salute nella
Terra di Cannicattì, e in quel Convento di S. Francesco,
ov'era stato portato, e per salvarsi da qualche nuovo
funesto incontro, e per curarsi da' sotlerti (...) .Fra i quali
atti di cristiana pietà fu il perdono in atto publico accordato
a favore………………..
UFFICIALI
esiglio, ed il resto de' delinquenti che cooperarono,
e diedero ajuto alla sollevazione sudetta. ottennero un ampio
indulto c generaI perdono.
Gli Ufficiali, che reggevano la Città erano: D.lgnazio
Conterini Capitano giustiziere, D.Girolamo Argirò, Spet.
Giurati D.Vincenzo Gueli, D.Benedetto Palmeri,
D.Modesto Piscopo, D.Michelearcang. Patrizia
D.Diego Alletti, Segreto sostituto D.
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