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Dal sito comune di Valledolmo web: Comune di Valledolmo.htm

http://www.comune.valledolmo.pa.it/arte_storia01.asp

PANORAMA

        TOMBA BARONE CUTELLI

1761, s'investì della baronia e Terra di Valledolmo, di Cifiliana e Mezzamandranova, il nipote per parte materna don Matteo Lucchesi Joppolo , il quale, con atto del 21 maggio 1774 stipulato in notar Gaspare Sarcì di Palermo, cedette volontariamente al proprio figlio Ignazio Lucchesi Palli non solo la contea di Villarosata, ma anche, dice il Villabianca, "il poderoso vassallaggio di Castel Normanno".
Egli sposò in Palermo a 27 giugno 1758 Concetta Platamone San Martino e acquistò con verbo regio da Caterina Scammacca, moglie di Benedetto Bellaroto, con atto in notar Conti e Salonia di Palermo, addì 11 aprile 1778, il feudo di Castelluzzi, che era passato in casa Scammacca per il matrimonio di Virginia Cavallaro Biscazza con Matteo Scammacca, investitosi nel 1665. Don Ignazio fu Capitano e Pretore di Palermo (1782-86), Deputato del Regno nel 1790, Gentiluomo di Camera del Re nel 1795. Il Villabianca ce lo presenta come "traduttore encomiabile in lingua nostra della tragedia francese Tancredì, Guerriero Siracusano, dedicata a Giovanni Ventimiglia, Marchese di Geraci, tragedia che fece rumore nell'aristocrazia siciliana". Fu questo stesso barone, scrive il Pagano, che "a mezzo di un giudice deputato dal Vicerè alienò il feudo di Mezzamandranuova a favore di Pasquale Gizio Riccigli pro persona nominanda. Quest'ultimo, giusta atto in not. Michele Amoroso di Palermo, in data 4 ottobre 1802, dichiarò essere l'acquirente Pietro Starabba, principe di Giardinello, che ne prendeva investitura a 18 aprile 1805" . E fu ancora lui che, contro le pretese del Comune di Valledolmo, sostenitore della soppressione e abolizione totale degli antichi abusi e angherie feudali in virtù del decreto 11 dicembre 1841, rivendicò, a sè, e con esito positivo, il pagamento di tre tarì per i suoli delle case dei valledolmesi. La sentenza loro avversa fu data dall'Intendente della provincia di Palermo, in data 11 novembre 1843.
Per il Tirrito la storia dei baroni di Valledolmo si concluse precisamente con questo Ignazio Lucchesi Palli d'Heredia, che di essi fu l'undicesimo; ma per fortuna ci viene in aiuto la Storia dei Feudi di Sicilia, indicandoci come successore di lui il figlio Giovanni Lucchesi Platamone, il quale fu Superiore della Pace di Palermo nel 1887; non si parla, però, di una sua investitura ricevuta. Bisogna saltare a piè pari sino al 1892 per trovare l'ultimo dei baroni di Valledolmo, cioè, don Adenolfo Maria Lucchesi Palli, principe di Campofranco, al quale, attesta il Pagano, "venne attribuito e riconosciuto il titolo di barone di Castelnormanno (Valledolmo)" .
Con la morte di questo Principe si concluse, quindi, la dipendenza dei valledolmesi prima dai Cutelli, poi dagli Joppolo e dai Lucchesi Palli, i quali tutti, chi più chi meno, col loro senno, con la loro saggia amministrazione e con la loro assidua collaborazione, duna modesta fattoria riuscirono a fare un Comune ricco, popoloso e socialmente progredito.