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Articolo tratto dal N° 4 della Rivista ufficiale della GLRI:
de hominis DIGNITATE
La
ricerca che oggi presentiamo, la Massoneria in
Sicilia dal 1750 al 1800, vuole essere soltanto una veloce cronistoria
degli inizi della Massoneria in Sicilia.
Per poter però meglio capire le connotazioni che Essa assumerà ed il
perché si svilupperà in un determinato modo, è indispensabile dare uno
sguardo al panorama economico sociale presente in Sicilia in quel periodo.
Nella prima metà del '700 le condizioni economiche dell'Isola non erano
floride. Le pesanti imposizioni fiscali impoverivano il popolo,
l'agricoltura era trascurata, il commercio e l'industria languivano,
l'istruzione veniva poco curata, la borghesia
non era sviluppata, le strade erano inesistenti, il clero e i nobili
possedevano numerosi favori e benefici, il brigantaggio imperversava
appena fuori le porte delle città, di libertà costituzionali non ne
parliamo proprio.
La popolazione era di poco superiore a! milione
di abitanti e spesso veniva decimata dalle carestie, dalle epidemie di
colera o di peste e, considerate le case che abitava, dagli effetti di
disastrosi terremoti.
Eppure in mezzo a questo disastro e in queste condizioni impossibili
l'Acacia fiorì.
Agli inizi della seconda metà del secolo le nuove idee di libertà e di
giustizia sociale, già divulgate in Francia e in Germania, iniziavano a
penetrare in Sicilia, specie tra le classi elevate e quelle più colte,
soprattutto nelle città marittime, importate da Liberi Muratori inglesi,
francesi, tedeschi che per ragioni di commercio, di studio, di servizio
militare si trovavano a soggiornare per un certo periodo di tempo in
Sicilia.
Le prime attendibili notizie sulla presenza di Logge in Sicilia si hanno
dopo il 1751.
In tale anno infatti, in seguito all'Editto "Interdicta
Muratorum Conventicula"
emanato dal Re Carlo III di Sicilia contro i Liberi Muratori, editto in
cui si minacciavano pene severissime contro gli affiliati alla Fratellanza
in quanto "perturbatori della pubblica tranquillità e rei di violare i
diritti della sovranità", il marchese Brancone,
Segretario dell'Ecclesiastico, chiedeva al Viceré Eustachio, duca di La
Viefuille, conferme sulle notizie riguardanti
le Logge e gli Affiati della città di Palermo, preoccupato dai progressi e
dall'interesse che nobiltà, clero e commercianti rivolgevano all'attività
massonica.
Pare infatti che a Palermo esistessero due Logge, una formata da nobili e
da prelati con a capo il marchese Pallavicino,
e l'altra formata da mercanti stranieri con a capo D. Giacomo
Diguiromand, sul conto dei quali, purtroppo,
non abbiamo altre notizie.
Queste Logge molto probabilmente erano state patentate o da quelle già
esistenti a Napoli, o dalla Loggia francese "L'Union"
di La Ciotat di Marsiglia che già aveva
creato proseliti a Napoli.
Non trovandosi altre notizie né testimonianze fino al 1760, si presume che
dopo l'Editto reale l'attività massonica sia cessata o affievolita o
coperta dal più assoluto riserbo.
Nel 1759 Carlo III fu nominato Re di Spagna e sul trono di Sicilia salì il
figlio Ferdinando III che, per la sua minore età, fu affidato alla saggia
guida del Segretario di Stato marchese Tanucci.
Dopo tale evento si nota nel Regno delle Due Sidle
una certa ripresa delle attività massoniche.
Abbiamo documenti che ci danno notizia che nel 1762 era presente in
Palermo la Loggia "San Giovanni di Scozia", costituitasi proprio in quel
tempo e già particolarmente attiva. La Loggia, di Rito Inglese, praticava
i Tre Gradi Azzurri, a cui seguivano altri tre Gradi Superiori.
Nel 1764 la Loggia palermitana contava 24 iscritti ed era in contatto con
la Gran Loggia di Francia, con diverse Logge francesi e savoiarde e con Ia
Loggia di Malta.
I
componenti della Loggia appartenevano quasi tutti alla grande
nobiltà. Il MV della Loggia
era Antonio
LUCCHESI PALLI, Principe di Campofranco,
Colonnello del Reggimento Cavalleria di Sicilia, Cavaliere d'Oriente (6°
Grado).
Nel 1765 fu eletto MV Salvatore BRANCIFORTI, Principe di
Butera, Primo Barone del Regno, Capo del
Parlamento di Sicilia (6° Grado). In quest'anno
la Loggia di Palermo aveva assunto un'importanza tale da essere
autorizzata dalla "Mere Loge" di Marsiglia a
costituire Logge nei Regni di Napoli e Sicilia. Dai documenti non
risulta perô che si sia servita di questa
facoltà.
Il 14 Aprile 1765 veniva costituita a Messina la Loggia "de Costanti",
Loggia che venne poi patentata nel 1766 assieme alla Loggia "La
Fidéle" di Augusta dalla Gran Loggia
Provinciale Olandese per Napoli e Sicilia, di cui però facevano parte
molti nobili e Ufficiali siciliani di primo piano.
In quegli anni tra la Loggia di Palermo e quella di Messina ed Augusta non
c'erano rapporti Massonici dal momento che erano di diversa obbedienza.
Tuttavia c'è un episodio che dimostra in quale grande
considerazione fosse tenuta l'Appartenenza alla Fratellanza.
I Fratelli di Palermo, venuti anzitempo a conoscenza che il Viceré
Fogliani d'Aragona aveva incaricato un
Ministro Regio di indagare sulle attività dei Liberi Muratori
Messinesi e profilandosi quindi un gran
pericolo per i Fratelli di Messina, inviarono un messaggero a Messina per
allertare i Fratelli dello Stretto e
permettere loro di prendere le dovute precauzioni.
La cosa sicuramente ebbe buon esito dal momento che non abbiano notizie di
particolari provvedimenti regi.
Nel 1769 per effetto del Trattato stipulato tra la Gran Loggia d'Olanda e
la Gran Loggia d'Inghilterra (i Moderns), con
il quale la GL d'Olanda riconosceva alla GL
d'Inghilterra il diritto di costituire e governare tutte le Logge al di
fuori dei domini olandesi, la Gran Loggia Provinciale Olandese di Napoli
passò all'obbedienza della Gran Loggia Provinciale Inglese, il cui Gran
Maestro era Cesare Pignatelli, duca di San
Demetrio e della Rocca. Di conseguenza anche le Logge siciliane "dei
Costanti" di Messina e "Ia Fedele" di Augusta seguirono il
cambiamento.
Nel 1774 molti Fratelli, presa coscienza dell'Appartenenza, si staccarono
dalla Gran Loggia
Provinciale inglese di Napoli e costituirono Ia Gran Loggia Nazionale per
il Reame di Napoli e Sicilia (da qualcuno chiamata "dello Zelo").
Francesco d'Aquino, principe di
Caramanico, futuro Vicerè
di Sicilia, fu eletto Gran Maestro Nazionale; il siciliano Diego Naselli,
dei principi di Aragona, ebbe Ia carica di
Primo Gran Sorvegliante.
Nel 1775 alla Gran Loggia Nazionale aderl
anche la Loggia "degli Intraprendenti" di Caltagirone
di ultima costituzione.
Proprio in quell'anno il Re Ferdinando III,
ritenendo la Libera Muratoria il ricettacolo
delle dottrine filosofiche degli Enciclopedisti francesi, emanò un editto
di condanna della Massoneria ed il Gran Maestro Francesco d'Aquino,
principe di Caramanico, fu costretto a
dimettersi e molti seguirono il suo esempio. Ma fu un temporale
passeggero, infatti dopo circa dieci mesi, con
il favore della Regina Carolina e del nuovo Segretario di Stato, marchese
della Sambuca (Massone), subentrato al Tanucci,
si ricostituì la Gran Loggia Nazionale del Reame di Napoli e Sicilia e
venne eletto Gran Maestro il siciliano Don Diego NASELLI.
Nel 1776, all'obbedienza di questa Gran Loggia, venne costituita a Catania
la Loggia "dell'Ardore" con il botanico sac.
Nicolò PACIFICO MV.
Nel 1778, con Patente Costitutiva della Gran Loggia di Londra (i
Moderns), fu fondata a Messina una Loggia ad
opera di un Ten. Colonnello irlandese Francis
EVERARD. La Loggia si chiamò "English
Lodge n. 510".
Nel 1779 la Gran Loggia Nazionale di Napoli e Sicilia, sempre
con alla guida Don Diego NASELLI, adottò il
Regime Scozzese rettificato. In conseguenza di questo fatto nella Loggia
"San Giovanni di Scozia" avvenne una scissione: un gruppo di Fratelli,
guidati da Francesco NATALE, principe di Monterosato,
costituirono una nuova Loggia di Rito Scozzese denominata "della
Concordia".
Nel 1782, anno di maggiore fioritura della Massoneria Siciliana del
'700, risultavano aderenti alla Gran Loggia Nazionale di Napoli e
Sicilia - Capitolo Prefetturale di Regime
Scozzese Rettificato - le seguenti Logge Siciliane:
- "dei Costanti" poi chiamata "della Riconciliazione" - Messina - 15
Membri;
- "dell'Ardore" - Catania - 18 Membri;
- "della Concordia" - Palermo -26 Membri;
- "della Vittoria" - Trapani - 15 Membri.
A questa data non si hanno più notizie della Loggia "Degli Intraprendenti"
di Caltagirone.
Nello stesso anno risultavano aderenti alla Gran Loggia Provinciale
Inglese per il Regno di Napoli e Sicilia le seguenti Logge:
. "English Lodge
510" - Messina;
."San Giovanni di Scozia di Palermo.
Una Loggia Mifitare di cui pare
fosse MV quel Francis
Everard, fondatore della Loggia Inglese di
Messina, trasferito a Palermo.
Della situazione della Massoneria in Sicilia nel 1785 abbiamo notizie dal
danese Friedrich Munter,
un massone teologo luterano e letterato, mandato in missione in Sicilia
dall'Ordine della Stretta Osservanza. Dai suoi rapporti sappiamo di Logge
attive a Palermo, Catania e Messina, mentre a Trapani c'era un certo
ristagno a causa dei violenti attacchi portati alla Libera
Muratoria dal Vescovo di
Mazara. Anche a Palermo i Liberi Muratori erano continuamente
perseguitati dall'Arcivescovo Francesco Sanseverino,
ma, sebbene di obbedienza diversa, essi
lottavano insieme contro le angherie e i pregiudizi del prelato.
Sappiamo anche che singoli massoni si trovavano a
Girgenti (Agrigento), Caltagirone e
Siracusa, ma facevano parte di Logge di altre città. Sempre da
Friedrich Munter
sappiamo che in quell'anno il MV della Loggia
"della Concordia" di Palermo (Regime Scozzese Rettificato) era Francesco
MONCADA, principe di Montecatena e che tra i
Fratelli si trovavano molti monaci benedettini del convento di San Martino
delle Scale e anche domenicani; che MV della Loggia "S. Giovanni di
Scozia" (Rito Inglese) era Carlo COTTONE, principe di
Villermosa e che a questa Loggia aderiva il famoso abate Giovanni
MELI, poeta e medico tra i più noti; che I MV
della Loggia "dell'Ardore" di Catania (Regime Scozzese Rettificato) era
Ignazio PATERNO' CASTELLO, principe di
Biscari; che il MV della "English
Lodge 510" di Messina (Regime Inglese) era Don
Antonio CASTIGLIONI, maggiore del Reggimento Farnese;
che il MV della Loggia "della Vittoria" di Trapani (Rito Scozzese
Rettificato) era Vincenzo LAMIA, dei baroni di
Pampioppo.
Da qualche storico particolarmente critico è stato rilevato che le Logge
Siciliane eccedevano nella rilassatezza sia nelle ammissioni che nella
disciplina interna, sia negli eccessi delle libagioni, condizionate come
erano dai grandi feudatari e dagli alti Prelati, che anche in Loggia
facevano a gara per lo sfoggio di grandezza e di lusso. Ma, non vorremmo
che avesse esagerato!
Infatti di tutt'altro
avviso fu il Fratello Wolfang
Goethe, sommo poeta tedesco, che nel Maggio
1787 arrivò in Sicilia e narrò che percorrendo l'Isola venne accolto
fraternamente dai Liberi Muratori Siciliani usando i rituali segni di
riconoscimento ed espresse un lusinghiero giudizio su di Essi, scrivendo
nel diario: <<... Mi pare abbastanza interessante osservare come questi
valentuomini possano associarsi liberamente e impunemente, sotto un regime
dispotico, a tutela dei propri interessi e di quelli degli stranieri>>.
In pratica sul finire del 1788, nel momento di massimo fulgore, si può
dire che le Logge del Regime Scozzese Rettificato erano formate in
maggioranza da nobili, benestanti, militari d'alto grado, ecclesiastici e
da tutti i personaggi eminenti benevoli verso la monarchia borbonica. Lo
stesso non si può dire per le Logge della Gran Loggia Provinciale Inglese,
formate in massima parte da giovani appartenenti al terzo stato o alla
nobiltà cadetta, che nelle riunioni di Loggia, coltivavano le moderne idee
liberali e la lotta contro l' assolutismo
regio.
Ma nel Novembre del 1789, impressionato dagli eventi rivoluzionari
francesi, Ferdinando III, considerando le Logge Massoniche come dei
pericolosi clubs politici, emanô un ulteriore
editto contro i Liberi Muratori, vietandone l'esistenza e minacciandoli di
pena di morte, paragonandoli ai rei di lesa maestà. Le Logge, vista la
gravità del momento, sospesero ogni attività o la esercitarono in modo
sporadico e assolutamente clandestino. Nonostante
tutto perô da una lettera del Ministro ACTON al
Vicerè del tempo si evince che in Sicilia l'attività massonica era
ancora presente e che le "Logge continuavano ad essere frequentate da
numerosi gentiluomini ricchi e benestanti, dediti alle letture dei libri
di Voltaire, Franklin, Cagliostro,
Mirabeau ed altri, contenenti massime
pericolose alla pubblica tranquillità".
Voce di popolo vuole che Francesco D'AQUINO, principe di
Caramanico, Vicerè
di Sicilia, abbia continuato l'attività Massonica, in modo prudente e
riservato, assieme ad un gruppo di riformatori e ad alcuni
fidatissimi vecchi Massoni. Si vociferô
addirittura che il Vicerè non
fosse estraneo alla congiura insurrezionale
giacobina organizzata a Palermo nel 1795 dal
giureconsulto Francesco Paolo DI BLASI, ritenuto vicino alla Massoneria.
La congiura fallì, il DI BLASI venne giustiziato il 20 Maggio di
quell'anno e il Vicerè,
pare proprio per tale motivo, qualche tempo dopo, si tolse la vita.
La persecuzione ai Massoni si accentuò e la luce che si era accesa si
spense.
Chiudendo questo periodo storico della Massoneria Siciliana settecentesca,
ci sembra doveroso riconoscere che a causa della proibizione reale e dell'
acuirsi della stretta sorveglianza poliziesca la vecchia Libera
Muratoria organizzata scompare per qualche
decennio.
Dal suo tronco però sorgeranno nei primi anni dell'Ottocento delle Logge
Massoniche con fini politici, che si discosteranno completamente dai
principi iniziatici dell'Arte Muratoria vera e
propria, magari ne ricalcheranno il simbolismo e il sistema organizzativo,
ma non ne avranno l'essenza interiore.
Ma questa è un'altra storia. |