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UNA TESSERA CON LE ARMI DI ARAGONA E DI LANCIA di Giuseppe Burgio

L'insurrezione dei Siciliani contro i Francesi durante il dominio in Sicilia di Carlo D'Angiò, iniziata a Palermo il 30 marzo 1282 e poi diffusasi in tutta la Sicilia, passata alla storia come "I vespri siciliani" è stata una delle poche rivolte del popolo siciliano.

Credo giusto ricordare che la Sicilia è al centro del mediterraneo e quindi se una nazione voleva controllare i mercati mediterranei, doveva impadronirsi della Sicilia per avere le basi navali dove tenere le navi per il riforni­mento ed anche pronte a salpare per attaccare le navi cor­sare e della concorrenza.

I siciliani, in 30 secoli di civiltà, non hanno avuto un Re siciliano, ma sempre Re invasori stranieri. Proprio per la buona conoscenza degli stranieri, i siciliani hanno cercato di scegliere l'invasore più buono è meno avido di tasse. Così, cacciati i francesi, i baroni siciliani diedero la corona reale di Sicilia a Costanza figlia di Manfredi, ultimo figlio di Federico II Imperatore e di Bianca Lancia, la quale Costanza aveva sposato Pietro D'Aragona.

Bonifacio Lancia conte di Loreto e marchese Lombardo venne in Sicilia con i Normanni e dei tenti figli avuti, la più importante è stata Bianca 4' moglie dell'imperatore Federico II (1), da cui ebbe 2 figli: Costanza e Manfredi. Manfredi, ultimo superstite dei tanti figli di Federico, si incoronò Re di Sicilia il lO agosto 1258 a Palermo.

La politica di Manfredi fu quella di circondarsi di uomini fidati e quidi dei suoi parenti scelse i cugini materni cioè i Lancia e non i cugini paterni cioè gli Hobestaufen che erano in Germania.

A dimostrazione che il governo di Manfredi era nelle mani dei parenti Lancia, basta ricordare che furono questi medesimi i comandanti delle truppe che combatterono nella battaglia di Benevento nella quale Manfredi fu ucciso, e quindi Carlo D'Angiò occupò la Sicilia,. Nella batta­glia di Benevento, avvenuta il 26 febbraio 1266, lo stesso Re Manfrecli comandava l'esercito come supervisore;

Giordano Lancia e Galvano D'Anglona Lancia, cugini del Re, comandavano la cavalleria tedesca; Galvano Lancia, zio del Re, comandava i mercenari lombardi e toscani, Bartolomeo Lancia, cugino del Re, fu il cavaliere che rico­nobbe il corpo di Manfredi caduto in battaglia, mentre Corrado D'Antiochia Lancia, nipote del RE era con un esercito in Calabria e non fece in tempo ad arrivare a Benevento per unirsi "IIa battaglia (2). Se è lecito dire che era l'e­sercito di Re Manfredi a combattere contro l'invasore Carlo D'Angiò, in realtà era la Casata Lancia a difendere i tanti feudi che i suoi membri ave­vano nel meridione d'Italia e in Sicilia.

Con la Regina Costanza, la cui nonna era Bianca Lancia, la casata lancia risorse e rioccupò quei feudi che erano stati tolti dagli Angioini

.le contee possedute dagli eredi lancia, soprattutto in Sicilia, erano molte, tuttavia il ramo più importante si tro­vava nella città di Naro, piccolo centro abitato posto su una co!1ir.<:., ii1'"provincia-di Agrigento, che si era ingrandi­to con la dominazione araba, tanto da possedere un castel­lo e molte moschee e, ad opera di Manfredi nel 1263, soli­de mura.

Pietro Lancia, barone di Sabuci, barone di Delia conte di Caltanissetta e conte di Cerami, era anche castellano a Naro, dove risiedeva e dove volle essere seppellito nella cattedrale (3) in un sarcofago eguale per forma a quello di Federico II che si trova nella cattedrale di Palermo.

Si sa che i matrimoni dei figli dei Re sono dei matrimo­ni politici: Cesarea figlia di questo Pietro Lancia, fu data in sposa a Giovanni conte di Randazzo e duca di Atene, figlio di Federico D'Aragona Re di Sicilia. E questo matri­monio dimostra che i Lancia di Naro era il ramo più importante della casata.

Re Federico soggiornò molto tempo a Naro e come testimonianza di questo lungo soggiorno, abbiamo i 21

 

capitoli del "Buon governo", diretti a tutte le Università della Sicilia e ai cittadini di Palermo, firmati: "Datum Nari... die nono martii...anno 1324" (4).

Re Federico, dopo aver assistito al matrimonio del figlio, passò la primavera nel castello del consuocero a Naro, da dove si ammira una vallata lunga circa 16 chilo­metri che arriva al Mar Mediterraneo. Essa una volta era coltivata tutta a mandorli e proprio per questo chiamata "Valle del Paradiso" dato che quando fioriscono i mandor­li, si vede uno scorcio di Paradiso.

Un po' di tempo fa, due giovanotti, sapendo che sono un cultore di nurnismatica, mi fecero vedere una "tessera" che il nonno aveva trovato tra i ruderi di un casolare nelle campagne di Naro. Vedendo che accarezzavano quella tes­sera come se fosse l'anima del nonno, non osai chieder la, ma mi limitai solo a domandare una foto e ne sono stato accontentato.

La tessera, del diametro di cento 2 in rame, il margine tutto di grosse perline, nel diritto ha uno scudo: "Campo di oro con 4 pali in rosso" (famiglia Aragona); nel rove­scio, il margine tutto di grosse perline, ha uno scudo: "Leone coronato e in nero, rampante a sinistra, e la bordu­ra di argento e di rosso" (famiglia Lancia) (5).

lo penso che questa tessera sia stata coniata in occasio­ne del matrimonio di Giovanni D'Aragona, figlio del Re Federico con Cesarea Lancia, figlia di Don Pietro castella­no a Naro e distribuita agli invitati a ricordo della parteci­pazione al matrimonio, come oggi si distribuiscono le bomboniere ai matrimoni.

Questa tesi viene avvalorata dalla presenza nello spa­zio tra il cerchio interno e lo scudo, tutto intorno, sia nel diritto che nel rovescio, di foglie di vite con piccioli lunghi uscenti dallo scudo, che rappresentano la pianta di vite. E la pianta di vite nella liturgia evangelica significa abbon­danza, fertilità quindi matrimonio (6).

Penso che il concetto che si ha delle tessere di questo tipo come gettone che usavano per ritirare vettovaglia­mento o indumenti, debba essere modificato.

Le tessere erano degli attestati a dimostrazione che quella famiglia che la possedeva era'stata invitata a parte­cipare a una manifestazione di alto rango.  Note

(l)Pispisa E. "Nicolò di lamsilla", pago 64. (2)Runciman S.: 111 vespri siciliani", pago 40. (3)Stemma del sarcofago di Don Pietro Lancia. (4)Castelli 2.: "Storia di Naro" Bib. Com. Palermo. (5)palizzolo Gravina: "Il blasone in Sicilia". (6)Vangelo, San Giovanni, cap. XV.

esta tessera con lo scudo della famiglia Aragona e lo scudo della fami­glia Lancia lo dimostra.

 

                                            Dott.Giuseppe Burgio